estratto da Correzione di Thomas Bernhard

L’abitudine all’abitudine di Altensam, l’abitudine al meccanismo abitudinario austriaco, l’abitudine a tutto ciò che è familiare e connaturato: aveva rinunciato a tutto ciò cui gli altri non avevano rinunciato, doveva pensare sempre e solo a rinunciare, a lasciarsi alle spalle quello a cui gli altri non avevano rinunciato e che non si erano lasciati alle spalle, doveva solo osservare quello che facevano o non facevano gli altri per farlo o non farlo per sé, le omissioni degli altri erano le sue attività, le sue attività le omissioni degli altri, e in questo meccanismo già fin dalla prima infanzia aveva acquistato una vasta esperienza osservando sempre tutto, esaminando e accettando e rifiutando tutto ciò che era al di fuori della sua persona, al di fuori del suo carattere, del suo intelletto, poiché era sempre stato diverso rispetto a tutto e a tutti, e quindi osservando di continuo tutto e tutti si era reso conto ancora più chiaramente che doveva scegliere una direzione diversa, imboccare una via diversa, condurre una vita diversa, un’esistenza diversa rispetto alla diversità e al diverso, perciò ebbe anche possibilità del tutto diverse rispetto alla diversità e al diverso, da qui col tempo a poco a poco era stato assoggettato in un ritmo del tutto particolare, proprio a lui soltanto innato ed esercitato in lui, Roithamer l’aveva capito ben presto, mentre gli altri l’avevano capito più tardi o non l’avevano capito mai e la caratteristica più evidente del suo legame con gli altri era sempre stata l’incomprensione totale e quindi l’incomunicabilità continua che ne derivava, tutti gli altri si capivano tra loro ma non avevano mai capito lui e non lo capiscono neppure oggi, dopo la sua morte. In fondo non avevano mai percepito la sua vera evoluzione, poiché quello che avevano percepito come il suo percorso evolutivo era qualcosa di diverso dal suo vero percorso evolutivo, lui aveva sempre seguito un percorso diverso, così come aveva sempre seguito pensieri diversi da quelli che loro supponevano, non avevano mai penetrato la natura di Roithamer, che differiva profondamente dalla natura di tutti gli altri, lo giudicavano solo con la loro mentalità e cioè con il loro modo di sentire, con la loro possibilità di percepire, ma l’evoluzione di Roithamer era diversa, vedevano il fratello o figlio così come potevano vederlo, ma non come in realtà era, perché lo vedevano come volevano vederlo, non come era stato realmente per loro, e persino la sorella, da lui amata come nessun altro, quando era entrata in rapporto o in contatto con lui non aveva afferrato la verità e la realtà di questo essere straordinario. Guardavano come in una zona oscura, mentre avrebbero dovuto guardare Roithamer senza prevenzioni e con l’occhio della verità e della realtà, e quindi sempre, per tutto il periodo in cui fu in vita, si trovarono davanti un altro, lo vedevano come volevano che fosse, come potevano spiegarselo, come un essere talvolta inquietante e talvolta non inquietante, ma in fondo mai come uno di loro, perché se fosse stato tale, pensavano, l’avrebbero visto con chiarezza.

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